Chiesa di San Domenico a Nardò

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Sul gradino più basso del podio della speciale classifica che riguarda le chiese più belle presenti nel territorio del Salento si piazza la Chiesa di San Domenico a Nardò, uno degli edifici più importanti ospitati dalla città situata in provincia di Lecce. A rendere famosa la struttura religiosa di Nardò è soprattutto la facciata, costruita in carparo, cioè la tipica pietra presente nel capoluogo leccese e in tutto il territorio del Salento.

Il titolo proprio ed originario della chiesa è “S.Maria de’ Raccomandatis”, chiamata volgarmente “di S.Domenico” in ragione del fatto che fu per lungo tempo affidata ai Domenicani, che vi costruirono accanto il loro convento, intitolato al loro fondatore. Antichissima, esisteva già nel sec. XIII. Il suo titolo sembra dovuto al fatto che presso tale chiesa, in origine fuori dall’abitato cittadino, fosse allestito il lazzaretto.

Sotto l’abate Giovanni (1297-1307), fu concessa all’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), come conferma una lapide, posta nel convento neritino e riportata dal Muratori, con la seguente epigrafe:

HOC COENOBIUM ORDINIS FRATRUM
PRAEDICATORUM
FUNDATUM EST AUXILIANTE DEO
ANNO DOMINICAE INCARNATIONIS
MILLESIMO TRECENTESIMO
INDICIONE XIII
REGNANTE DOMINO NOSTRO CAROLO II
DEI GRATIA
JIERUSALEM ET SICILIAE REGE

Nel 1387, non riconoscendo come legittima l’elezione di Matteo del Castello a vescovo di Nardò da parte dell’antipapa Clemente VII, i Domenicani furono allontanati dalla città e vi ritornarono solo quando lo scisma fu rientrato sotto l’episcopato di Giovanni Barlà (1423-1434)

A partire dal 1580 e fino al 1610 circa si pose mano all’ampliamento e alla parziale ricostruzione della chiesa ad opera di Giovanni Maria Tarantino e di Sansone Pugliese, a cui appartiene la facciata, attualmente esistente, il fianco della chiesa prospiciente la piazza, i due cappelloni posti in fondo al transetto. Dell’antica chiesa si conservarono le tre navate.

Il terremoto del 19 febbraio 1743 fece crollare la parte più alta del campanile, che sfondò il tetto della chiesa e distrusse l’area presbiteriale; anche tre le navate antiche subirono dissesti, non essendo più staticamente affidabili le colonne che le separavano. La ricostruzione iniziò già nello stesso anno  ad opera dei fratelli Preite da Copertino con la probabile collaborazione dei fratelli De Angelis di Nardò, originari di Corigliano: le colonne furono incamiciate e le navate laterali ridotte a cappelle; fu ampliato il transetto e creato ex novo il coro; tutta la chiesa fu rivestita di stucchi. Anche le coperture a capriate di legno furono dotate di un controsoffitto, arricchito da decorazioni lignee argentate e meccate e sette pregevoli dipinto ad olio su tela raffiguranti: quelli della navata rispettivamente S.Caterina con Gesù, la Deposizione di Gesù dalla croceS.Domenico che riceve la regola da Dio; quelli del presbiterio la Vergine in gloria con Santi; quelli del transetto l’Assunzione di Maria e S.Nicola, ai lati e al centro il Martirio di S.Pietro da Verona.

La chiesa, pertanto, risultò, come al presente, a croce latina. Nel coro sopravvivono gli stalli lignei del sec. XVI. L’altare maggiore, originariamente in pietra e stucchi, fu sostituito nel 1944 con un altare in marmo, di dimensioni più ridotte; la balaustra attuale è quella dell’altare maggiore della Cattedrale, realizzata dal vescovo Antonio Sanfelice nel 1718 e rimontata nella chiesa di S.Domenico intorno al 1940.

Nel transetto a destra vi è l’altare tardobarocco in pietra e stucco, di patronato della famiglia Gaballone, dedicato a S.Domenico “di Soriano”, con dipinto ad olio su tela raffigurante il Santo; nel transetto a sinistra vi è l’altare marmoreo del 1765, di patronato della Confraternita del Rosario oggi scomparsa, dedicato alla Madonna del Rosario e realizzato dai baroni Sambiasi, con dipinto ad olio su tela del 1604, opera del pittore neritino Donato Antonio D’Orlando; fino al 1980 attorno all’altare vi erano 14 tele ottagonali di scuola solimenesca, raffiguranti i misteri del Rosario, trafugati in quell’anno; è rimasta unicamente la tela del quindicesimo mistero, tonda con la sua cornice lignea intagliata, posta in cima all’altare.

Nelle cappelle del lato destro della navata vi sono i seguenti altari in pietra e stucco:

  1. l’altare di S.Pietro Martire, di patronato della famiglia Arachi, corredato di dipinto ad olio su tela raffigurante il Santo, con altre due tele ovali collocate sui muri laterali della cappella raffiguranti rispettivamente Caterina da Bologna e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi;
  2. l’altare del Santissimo Crocifisso, di patronato della famiglia Personé, corredato di un Crocifisso policromo ligneo del sec. XVI, inquadrato da quattro dipinti ad olio su tela raffiguranti la Madonna e S.Giovanni ai piedi della croce e gli angeli della passione; sui muri laterali della cappella vi sono due dipinti ovali, raffiguranti rispettivamente Gesù alla colonna e Gesù nell’orto del Getsemani, mentre al centro della cimasa un’altra tela raffigura Gesù carico della croce;
  3. l’altare di S.Tommaso d’Aquino, raffigurato nel dipinto ad olio su tela che campeggia la pala; in cima all’altare vi è un’altra tela mistilinea, raffigurante lo Spirito Santo.

Segue il pulpito ligneo argentato e meccato del sec. XVII e di fronte sull’altro lato analoga orchestra dell’organo a canne.

Nelle cappelle del lato sinistro della navate vi sono i seguenti altari:

  1. l’altare della Deposizione, di patronato dei baroni Manieri, con dipinto ad olio su tela, attribuito al pittore neritino Nicola Maria De Tuglie (1600-1669); sui muri laterali della cappelle altri due dipinti raffigurano rispettivamente San Vito e Apollonia, quest’ultimo attribuito a Domenico Antonio Carella (1728-1813) ;
  2. l’altare di S.Luigi Gonzaga, un tempo dedicato a S.Raimondo di Penafort; al centro dell’altare campeggia il dipinto ad olio su tela raffigurante Luigi, opera del sec. XX, mentre il dipinto raffigurante S.Raimondo è collocato in sacrestia; sui muri laterali della cappella altri due dipinti ovali raffigurano rispettivamente S.Giacinto e Santa Barbara;
  3. l’altare di S.Vincenzo Ferreri, con dipinto ad olio su tela raffigurante il Santo.

Un altro grande dipinto ovale, raffigurante la visita di Maria ad S.Elisabetta (probabile titolare della chiesa) si trova in una cornice in pietra al centro del muro di fondo del coro. Sulla controfacciata vi è collocata invece una statua lignea raffigurante il Sacro Cuore di Gesù con a fianco du angeli adoranti in cartapesta.

Grandiosa è la facciata, esempio singolare di barocco leccese, popolata di volute, erme barbute, grottesche, putti nelle posizioni più stravaganti, elementi floreali, che abbondano nella sezione inferiore, mentre in quella superiore si diradano.

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Categorie: CHIESE

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