La grotta delle Striare

Pubblicato da Cortellenica il

Il potere della Chiesa in Italia ha sicuramente influito sulle credenze, sulle tradizioni e le leggende che tutt’oggi si tramandano di genitori in figlio. Se analizziamo il folclore delle varie regioni una delle figure costanti da nord a sud è la strega, che poi un ogni zona cambia leggermente, viene adattata e personalizzata. Le streghe sono state e sono figure molto presenti nella tradizione italiana e hanno assunto diversi nomi.
Nel Salento vengono chiamate “macare” o “striare” e ancora oggi si parla di luoghi dove sarebbero solite ritrovarsi. Sulla bellissima falesia che collega il porto di Castro con Porto Miggiano a pochi metri dal mare si apre la Grotta delle Striare. Siamo sulla costa di Santa Cesarea Terme dove si può godere di panorami stupendi, ma anche misteriosi per via dei molti anfratti che creano un gioco di luce e ombre molto suggestivo.
Questa grotta prende il nome da antiche dicerie secondo cui al suo interno si radunavano le striare per mescere pozioni, danzare con il diavolo e lanciare i loro anatemi sulla brava gente. Ad alimentare questa credenza ci sono delle rocce alla sua entrata che sembrano mani femminili dotate di lunghe unghie che, soprattutto al calare del sole, creavano un senso di inquietudine tale da convincere gli abitanti della zona che questa grotta fosse abitata da streghe.
Anche i più scettici evitavano di avvicinarsi e chi era talmente coraggioso da voler controllare con i propri occhi tornava in città affermando di aver visto i vapori dei calderoni e aver annusato l’odore pestilenziale delle pozioni venefiche delle striare. Su questa cosa bisogna precisare che non erano invenzioni, ma era tutto vero: probabilmente non c’erano effettivamente le streghe nella grotta, ma ancora oggi si possono vedere dei vapori sprigionarsi dall’acqua, in realtà dovuti alle acque delle sorgenti sulfuree; in quanto all’odore, in certi periodi dell’anno, quando c’era scirocco, nell’aria si mescolavano le esalazioni dell’acqua salata con quelle sulfuree, creando il classico odore di uova marce che si spandeva fino all’entrata della grotta.
Non dimentichiamo poi che le streghe, come figure negative del folclore italiano, sono giunte fino ad oggi e ancora i nostri nonni erano soliti accusarle ogni qual volta succedevano incidenti nei campi, in casa o fatti difficilmente spiegabili.
Qui nel Salento poi le streghe (è sbagliato definirle tali, ma le chiamo così per capirci) ancora oggi si radunano per il culto della natura in particolari date e danno luogo a rituali e cerimonie che a qualcuno fanno ancora storcere il naso (il famoso culto wicca). Qui quindi l’ideologia di strega non è mai stato abbandonato pienamente e, sebbene le odierne streghe non danzino assieme al diavolo di notte e non lanciano anatemi agli sfortunati contadini, ancora oggi sono additata come donne da evitare e pericolose.
Nei paesini sono in molti a sostenere che ancora oggi, in alcune notti di luna piena e fino all’alba si diffondono nell’aria suoni e rumori spaventosi, grida, canti e risate oscene che terrorizzano perfino gli animali domestici nelle fattorie. Si dice che, se aveste la sfortuna di avvicinarci alla grotta di notte, è probabile che veniate coinvolti in un sabba e, se non volete esser costretti a ballare freneticamente per una notte intera e morire stremati, dovete recitare per tre volte consecutive questa filastrocca di scongiuro:
«Zzumpa e balla, pisara, zzumpa
e balla forte, se scappi de stu chiacculu
non essi cchiui de notte…
Sutta l’acqua e sutta lu jentu
sutta lu noce de lu mulinu a jentu.»

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Categorie: GROTTE

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