Territorio Caprarica

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Il frantoio ipogeo di Caprarica

In questo meraviglioso paesino, abbiamo un frantoio del tipo “a grotta” (ossia interamente scavato nel banco di roccia). Di proprietà della famiglia Greco, ha un arco in pietra che sovrasta la scalinata di accesso. Sorge nei sotterranei del Palazzo Baronale, ed è enorme enorme. Spicca infatti per dimensioni rispetto agli altri ipogei del territorio. Ha un’estensione di circa 400 mq, è costituito da tre ampie sale, ed è uno dei monumenti di archeologia industriale più importanti e antichi del nostro Salento.

Ognuna delle tre sale presenta l’area destinata alla molitura delle olive (con vasca e macine), l’area riservata alla spremitura (con i plinti dei torchi del tipo “alla calabrese”, i pozzi per la raccolta dell’olio e della morchia, e le pile per la conservazione), e una serie di piccoli ambienti scavati nel banco roccioso che si affacciano nell’area della vasca. 

All’interno dell’omonima masseria, il frantoio ipogeo Astore rappresenta uno degli angoli più affascinanti del complesso masserizio.
Attivo sino al XX secolo, é oggi uno dei frantoi ipogei privati meglio conservati dell’intero Salento, grazie all’attenzione del proprietario che lo ha sottoposto ad un completo intervento di restauro.
La tipologia architettonica è tipica dei frantoi posseduti dai proprietari terrieri dell’epoca, in questo caso possidenti di un’intera masseria e fautori di un sistema di produzione alimentare ben organizzato.
Si accede attraverso un avancorpo con un arco a pieno centro chiuso da un cancello in ferra. oltre il quale si trova un atrio coperto a volta che precede la scala retta che conduce al frantoio.
L’ ambiante principale è di forma longitudinale, contenente una serie di, vani adibiti sia come mangiatoia per gli animai che per luogo di riposo dei frantoiani.
Ai lati dell’ambiente principale sono visibili le tracce dei torchi del tipo “alla genovese” e ¡ pozzetti di decantazione chiusi da vetri mentre all’estremità sono ,visibili due vasche per la molitura e tre macine poste verticalmente.
All’esterno si possono contare venti fori di collegamento con l’interno delle sciave, utilizzati per scaricare le olive dalla superficie.
Un frantoio di questo tipo permetteva una maggiore produttività e condizioni migliori di lavoro per chi vi operava, rispetto a quelli completamente scavati nella roccia, che risultavano essere quasi privi di luce ed aria.
Per le visite al frantoio ci si può rivolgere al Sig. Achille Benegíamo di Cutrofiano, proprietario del frantoio ipogeo.

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Categorie: FRANTOI IPOGEI

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